Magistrati / Rigore versus Pecunia

Roma -

In occasione della presentazione del Rendiconto Generale, giugno 2006, la Corte dei conti, entrando in pieno nel dibattito politico in corso, indicava al Governo le ricette per il risanamento, mettendo l'accento sulla necessità di tagli a Sanità, Pubblico impiego ed innalzamento dell'età pensionabile. Il problema della evasione, che pure sarebbe stato risolutivo ai fini del risanamento, veniva  sì accennato, ma in primo piano venivano poste le prime tre voci. Poco importa che per la Sanità le spese eccessive e gli sprechi riguardassero non i lavoratori e gli utenti (su cui si andrà a tagliare) bensì le consulenze esterne, le esternalizzazioni e l'esorbitante aumento delle fasce dirigenziali (nei numeri e negli aumenti retributivi). Poco importa che anche nel pubblico impiego gli sprechi riguardassero le stesse voci, che gli aumenti contrattuali dei lavoratori negli ultimi anni non avessero raggiunto nemmeno il tasso di inflazione programmata, e poco importa che l'innalzamento dell'età pensiobaile andrebbe a colpire in particolare le donne, che in realtà svolgono spesso tre attività, usuranti, quella di madre, casalinga e lavoratrice, quindi piuttosto che aumentarla l'età dovrebbe essere diminuita fino ad un terzo.

In quella occasione la RdB produceva un commento all'intervento della Corte (vedi allegato "Note a margine" del 3 luglio), dicendosi fiduciosa che tale richiesta di rigore  i magistrati avrebbero provveduto applicarla anche alla propria categoria.

Bene, ora la Finanziaria 2007 sembrerebbe averli presi in parola, ed ha previsto anche per loro qualche taglio e soprattutto degli incrementi legati non "allo scorrere del tempo" ma alla mitica produttività.

Ma le reazioni sono state immediate. Pare che alcuni princìpi o necessità non valgano per tale categoria, che certamente con il proprio "peso" riuscirà anche questa volta a far modificare l'articolo incriminato. D'altronde i TAGLI CAMUFFATI DA RIGORE notoriamente valgono solo per alcune fasce (sempre le stesse da anni). A parte le considerazioni generali, di tipo morale o strettamente contabile, pur evidenti, nel nostro piccolo ci domandiamo: quando andremo a trattare con la Parte pubblica  sulla famosa produttività e ci verrà detto: ma noi non possiamo dare tutto a tutti, dobbiamo premiare il merito e altro ancora, a chi verrà per primo da ridere? (En passant rileviamo che il merito, in Corte dei conti, risulta una ben strana creatura, che si camuffa sotto le più improbabili spoglie....)

Ci sembra che l'articolo allegato ("L'inviolabile autonomia dello stipendio") fotografi perfettamente tale contraddizione, se così vogliamo chiamarla....

MORALE: CHI ANCORA USUFRUISCE DELLA SCALA MOBILE SE LA TIENE BEN STRETTA !

SOLIDARIETA' QUINDI CON I "MAGISTRATI IN LOTTA .... "

LA REINTRODUZIONE DELLA SCALA MOBILE E' PROPRIO L'OGGETTO DELLA NOSTRA

PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE PRESENTATA IN QUESTI GIORNI AL PARLAMENTO

MA L'INDICIZZAZIONE DELLO STIPENDIO NON PUO' ESSERE APPANNAGGIO DI UNA SOLA CATEGORIA, PER DI PIU' PRIVILEGIATA  NEGLI IMPORTI, BENSI' E A MAGGIOR RAGIONE DEVE SALVAGUARDARE IL POTERE D'ACQUISTO DEI SALARI DELLE CATEGORIE PIU' DEBOLI, CHE ARRIVANO ALLA SEMPLICE SUSSISTENZA ! E SOPRATTUTTO NON ACCETTIAMO LEZIONI DI RIGORE  DA CHI QUESTO LO PROPONE SOLO PER ALTRI!

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